Chi di noi non mai sognato di vivere nei libri di Jack London? Chi non ha sperato di avventurarsi nelle bianche lande alaskane dove la neve e la natura si fondono in un mondo magico ma anche tragico? Io si.

Sono cresciuta con il mito di “Zanna bianca”, ho viaggiato con la mente in quei luoghi dove “Il richiamo della foresta” urlava dentro di me, volevo vivere l’avventura, quella vera, che non è sempre bucolica e buonista, ma anche selvaggia e spietata. Il compagno di avventura ovviamente il cane, ma non un cane qualsiasi, un mezzo lupo, proprio come Zanna Bianca, insomma un cane che avesse delle caratteristiche nordiche e primitive. Questi sono le tipologie di cani che l’uomo ha selezionato nei secoli per aiutarlo negli spostamenti, spesso lunghi e faticosi, per trasportare materiali in luoghi spesso inospitali, per essere compagni di vita nel senso più stretto del termine.

Ma facciamo un passo indietro… molto indietro, nell’anno 1000 circa. Ricercatori, paleontologi e biologi ritrovano in quella che oggi chiamiamo Germania e più precisamente nella zona della Foresta Nera ossa di cani con struttura molto grossa e i resti di quella che un tempo doveva essere una piccola slitta che trasportava probabilmente viveri. Viste le condizioni climatiche e del terreno alcune strutture si sono conservate a tal punto che si è potuto fare una datazione con carbonio14 e un indagine genetica. Risultato? I cani erano ibridi, lupo e cane. Selezionati minuziosamente per trainare, aiutare l’uomo a vivere in quelle terre dove l’inverno sembra non finire mai e la neve isola i villaggi per mesi. Perché ibridare due specie? Sicuramente il lupo aveva caratteristiche di resistenza e capacità di percorrere lunghi tratti, non di meno di difendersi meglio in caso di attacchi da parte di animali feroci. Il cane probabilmente in quel secolo ha già doti di grande socialità e docilità. L’uomo ha già portato avanti la domesticazione ad un punto in cui lo ritiene ormai compagno.

Qui inizia la lunghissima storia dei cani da slitta. I paesaggi sono quelli del grande nord, Alaska, Canada, Groenlandia, Lapponia, Scandinavia , e le tribù che lì vivevano e alcuni ancora oggi vivono hanno per secoli selezionato dalle varie razze, cani sempre più performativi e atti alla corsa con la slitta, e al traino. Oggi esistono ancora luoghi dove ci si può spostare solo con la slitta ma ormai questa è diventata una disciplina sportiva che cerca di fare memoria dei tempi passati.

La corsa con i cani da slitta è uno sport invernale, abbiamo un conduttore, detto musher. La disciplina è anche indicata con i termini inglesi sleddog, sled dog racing o dog sled racing (da sled, slitta, dog, cane, e racing, corsa).

Di norma praticato sulla neve con cani di razza nordica come il Siberian Husky, l'Alaskan Malamute, il Samoiedo, il Groenlandese o l'Alaskano (razza non riconosciuta dall'FCI), è possibile correre anche su sterrato in sella a carrelli a 4/3 ruote, in bicicletta, ed anche usare cani di razze differenti. L'utilizzo di cani di razza nordica si addice naturalmente alle temperature rigide alle quali si sottopone il team in corsa. Ci sono quattro specialità: lo sprint, la media distanza, il long trail e lo stage race. La sprint consiste in un percorso di pochi chilometri, invece la media distanza è una via di mezzo tra la sprint e la long trail perché la long trail consiste soprattutto nella resistenza dei cani e del musher. Le stage race sono le grandi corse a tappe come la famosissima Iditarod, (chi non conosce la storia del cane Balto?!) la Yukon Quest e la francese La Grande Odyssee. Si annoverava tra le grandi stage race anche la Alpirod. Le gare più importanti e più difficili si svolgono nei paesi del nord Europa, ma è ormai diffuso anche in Italia non solo sulle Alpi ma anche in Appennino.

La loro motivazione nel traino è forte, potete vederlo quando un “musher” inizia a preparare la slitta e portare fuori le pettorine, salti e ululati non si contano, contentezza pura per quell’avventura che sta per essere condivisa.

Questi cani sono stati selezionati per essere compagni dell’uomo in una maniera forse ancora primitiva come la loro razza ma non per questo meno vera. Jack London scriveva “

a cura di Elisabetta Mariani educatore cinofilo - Tambra – http://www.asdtambra.it/index.html

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